Diamo voce ai nostri "pensieri rampanti", come fossero frutti acerbi ancora appesi all'albero, in attesa di cadere.

giovedì 8 agosto 2013

Il mio primo giorno da supplente in carcere

Quest'anno ho svolto una supplenza nel carcere di Rebibbia, con la scuola media per adulti. Era inverno, quando entrai per la prima volta. Ricordo ancora quel primo giorno...

martedì 28 maggio 2013

Nave della legalità... nell'oceano dell'illegalità

In un paese dilaniato dalla crisi, in una terra inaridita dalla malavita organizzata sono salpate due navi cariche di speranza. Anche quest'anno, infatti, ha avuto luogo l'iniziativa nota come "nave della legalità", un lodevole progetto di sensibilizzazione sul tema della lotta alla criminalità e più in generale del rispetto delle leggi e delle regole, rivolto a studenti di tutte le età e provenienti da ogni parte d'Italia.

giovedì 25 aprile 2013

Contro il fascismo e ogni altro sfascismo

«Il fascismo non era soltanto un malgoverno buffonesco e improvvido, ma il negatore della giustizia; non aveva soltanto trascinato l'Italia in una guerra ingiusta ed infausta, ma era sorto e si era consolidato come custode di una legalità e di un ordine detestabili, fondati sulla costrizione di chi lavora, sul profitto incontrollato di chi sfrutta il lavoro altrui, sul silenzio imposto a chi pensa e non vuole essere servo, sulla menzogna sistematica e calcolata.» (Primo Levi, Il sistema periodico)

venerdì 15 marzo 2013

Ma chi vi credete di essere?

Agosto 2005: sotto la pioggia battente di Città del Guatemala, attendiamo di prendere l'ennesimo traballante pick-up, che ci porterà da una parte all'altra della città. Sotto una tettoia ci viene incontro una bambina coi capelli corvini, che ci guarda coi suoi intensi occhi di brace. Scambiamo qualche parola in uno spagnolo stentato, quanto basta per farci capire ed ingannare così l'attesa. È una bimba di etnia maya, che padroneggia poco lo spagnolo, destreggiandosi molto meglio nella sua lingua, per noi incomprensibile, di schiocchi e suoni gutturali. Dopo poco ci chiede da dove veniamo. «Conosci Roma?» le chiediamo; ci risponde con un dubbioso: «No!». Che strano, abbiamo pensato, non avevamo mai incontrato una persona che vivesse così lontana da non conoscere Roma. Forse eravamo davvero "quasi alla fine del mondo"!

venerdì 8 marzo 2013

Un piccolo gesto di gentilezza

Le storie delle donne che sono in carcere sono mille, almeno dieci differenti per ogni detenuta! Sono storie di donne "innocenti", incastrate da qualche uomo violento e tiranno, il cui nome tengono tuttavia tatuato sul dorso di una mano, sulla spalla, sul braccio. Donne che sperano quasi di restare in carcere, per non dover rientrare a casa, contese tra il padre e il marito, ma che allo stesso tempo vogliono disperatamente ritornare al caldo abbraccio del loro uomo. Donne povere, cariche di una complessità disarmante. Donne forti e fragili allo stesso tempo. La giornata di oggi la dedico a loro.
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