Diamo voce ai nostri "pensieri rampanti", come fossero frutti acerbi ancora appesi all'albero, in attesa di cadere.
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mercoledì 12 settembre 2018

Insegnanti artigiani di futuro


Sono un insegnante, con tutto ciò che ne comporta, aspetti positivi e negativi. Anche con qualche attesa, a dire il vero, perché l'insegnamento è un lavoro qualificato; intendo dire che per svolgerlo è necessaria la laurea. Non sono in molti a possedere questo requisito nel nostro paese: le ultime rilevazioni Eurostat indicano che solo il 13,7% degli adulti in età lavorativa (15-64 anni) possiede una laurea. Escludendo che possano essere già laureati i giovani fra i 15 e i 22 anni, la percentuale ci posiziona comunque molto in basso rispetto agli altri paesi europei. Intendiamoci, essere laureati non è sufficiente a renderci buoni lavoratori, ma le energie che abbiamo profuso per aumentare la nostra cultura, ampliare il nostro punto di vista, elaborare la nostra capacità di linguaggio sono superiori a quelle di coloro che non hanno avuto la possibilità o la voglia di conseguire un titolo universitario.

sabato 7 giugno 2014

Dal primo all'ultimo giorno dell'anno

Cara L.M., anni fa tu volevi diventare insegnante, se non hai ancora cambiato idea ho qualcosa da raccontarti: dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare!
L'ultimo giorno di scuola sembra interminabile ma poi, finita la scuola, tutti i ricordi e le emozioni sembrano svanire proprio come un miraggio, come un sogno di cui al risveglio si mantiene solo un buon sapore.

giovedì 8 agosto 2013

Il mio primo giorno da supplente in carcere

Quest'anno ho svolto una supplenza nel carcere di Rebibbia, con la scuola media per adulti. Era inverno, quando entrai per la prima volta. Ricordo ancora quel primo giorno...

sabato 24 novembre 2012

Il non inferno in mezzo all'inferno

«L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.»

...e farlo durare, e dargli spazio ... e farlo durare, e dargli spazio...
Tutte le volte, l'ultima frase di un libro riecheggia nel silenzio della mia testa ancora qualche secondo. Le parole sono quelle che Marco Polo dice al Gran Kan, attraverso la penna di Italo Calvino, nelle Città invisibili. Non è solo un'eco che mi rimbomba in testa, ma è un monito, quasi una preghiera che Calvino lascia al suo lettore. In che modo affronti l'inferno? Riesci a distinguere l'inferno da ciò che non è inferno?
...e farlo durare, e dargli spazio...

sabato 6 ottobre 2012

Prove nazionali 2012 parte 1: il cheating

Difficile credere che un grafico possa dire molte cose, eppure questo asettico accostamento di linee, numeri e punti può essere estremamente significativo. Come per un paesaggio, l'importanza di un grafico dipende da quanti e quali elementi esso effettivamente contenga, ma può variare anche a seconda dell'occhio che lo vede. Ecco perché gli studi seri non si limitano a fornire solo un elenco di dati o solo una loro rappresentazione grafica: piuttosto cercano di evidenziare aspetti differenti degli stessi dati con più rappresentazioni, talvolta incrociate, di modo da poter fornire un quadro interpretativo il più completo possibile. La rilevazione sugli apprendimenti che l'INVALSI (Istituto di valutazione del sistema scolastico ed educativo italiano) ha pubblicato dopo la somministrazione e correzione delle “Prove nazionali” del 2012 mostra diversi grafici che offrono un'ottima fotografia della situazione scolastica italiana.

mercoledì 23 novembre 2011

Qualcosa di molto vivo e vicino

«L'autorità non aveva che da difendere, in nome di signori lontani ed invisibili, cose altrettanto invisibili e lontane, mentre K. lottava per qualcosa di molto vivo e vicino. [...]
In questo modo poteva ben accadere che un bel giorno, nonostante la cortesia dell'autorità e il totale adempimento di tutti i suoi doveri esageratamente lievi, egli, illuso dal favore che in apparenza gli si dimostrava, regolasse la sua vita privata con tanta imprudenza da fallire in pieno, così che l'autorità, con la solita dolcezza e cortesia, quasi a malincuore ma in nome di un ordine pubblico a lui ignoto, fosse costretta a toglierlo di mezzo».

Certo, dopo una delusione lavorativa, rifugiarsi ne “Il Castello” di Franz Kafka non è proprio la scelta più rassicurante! Ma nulla come la scuola italiana in questo momento mi fa venire in mente i tortuosi percorsi del labirintico villaggio e l'ineffabile Castello descritti dal grande saggio di Praga!
Cerchiamo di andare con ordine, senza farsi prendere troppo dall'emozione. Fino a ieri ero supplente di Matematica e Scienze presso una scuola media, insegnavo in I ed in III D. Oggi invece sono di nuovo a caccia di lavoro, essendo stato scalzato -del tutto legittimamente- da una nuova supplente.


domenica 27 febbraio 2011

Libertà di educare alla libertà

Si può educare alla libertà? Il problema è annoso e più profondo di quanto oggi possa sembrare. Viviamo in un momento di crisi dell'educazione, sovrastata dalla comunicazione di massa. Tuttavia non possiamo più permetterci di trascurare la questione educativa, perché la società e l'individuo affondano le proprie radici proprio lì.
Riuscire a capire il significato delle parole (diceva Don Milani) ci permette di comprenderle davvero, quindi essere liberi: etimologicamente la parola educare è l'opposto di insegnare. L'educazione è l'atto del tirare fuori, quello che Socrate chiamava maieutica, in riferimento al lavoro delle ostetriche. Al contrario, insegnare (non così diverso da insignire) significa imprimere un segno. In entrambi i casi bisogna stare bene attenti all'obiettivo: tirar fuori verso dove? Imprimere quale segno? Timidamente qualcuno ricomincia a parlare coerentemente di libertà, ma qui il cerchio si chiude: si può educare alla libertà?

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