Cara
L.M., anni fa tu volevi diventare insegnante, se non hai ancora
cambiato idea ho qualcosa da raccontarti: dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare!
L'ultimo
giorno di scuola sembra interminabile ma poi, finita la scuola, tutti
i ricordi e le emozioni sembrano svanire proprio come un miraggio,
come un sogno di cui al risveglio si mantiene solo un buon sapore.
Quest'anno
ho avuto il mio primo primo-giorno di scuola!
Ho
cominciato subito con le supplenze e con esse ho cominciato il mio
girovagare per classi e scuole. Ho avuto quattro terze medie, tre
prime e solo due seconde.
Come
si comincia in una classe nuova? Non ho ricette, ma qualche
trucchetto bisogna pur svilupparlo. Uno che funziona sempre è
chiamarli per nome già dopo il primo appello. Non si possono certo
memorizzare trenta nomi in un minuto, ma due o tre sì, e tanto basta
per far credere ai ragazzi che li hai imparati tutti! Quando i
ragazzi si sentono chiamare per nome saltano inevitabilmente sulla
sedia, spiazzati; e questo dà un breve vantaggio, che va usato per
iniziare a conoscerli.
"Il
nostro cervello applica modelli noti a nuovi contesti". Sono le
parole di un mio studente di seconda media! Il concetto si applica
bene ad una classe. Dopo anni di lavoro con adolescenti e
preadolescenti mi accorgo di come le classi siano sì diverse tra
loro, ma anche profondamente simili. Il mio cervello inizia anche a
sovrapporre le fisionomie, fino a convincersi che certi studenti
siano quasi come maschere che si ripropongono. "I ragazzi non
sono più quelli di una volta", si sente dire, eppure qualcosa
di costante si riconosce nei loro comportamenti, talvolta
inaspettatamente. Allora la cosa da fare è studiarli e cercare
finalmente e semplicemente di porsi di fronte a loro come
interlocutore credibile ed autorevole. Funziona proprio perché
questo non è un trucco.
Da
supplente ho avuto molti studenti, ma ogni volta ho cercato di
comportarmi da insegnante di quella classe, fosse anche per una sola
ora di lezione, e questo ha sempre dato risultati sorprendenti,
perché spesso sono stato creduto.
Gli
studenti passano, per fortuna, perché il loro compito è proprio
crescere e cambiare. Al contrario un docente (che pure deve crescere
e aggiornarsi) è una figura che può restare fissa nella memoria
anche per molti anni; nel bene o nel male.
Di
quest'anno mi porterò a casa molti ricordi. Classi difficili
"domate", lezioni particolarmente fantasiose o
approfondite, feste di addio e persino una medaglia. Come
affezionarsi ad una classe dopo averne lasciata un'altra a cui ci si
è affezionati tanto? Certo, un insegnante non è traditore se ama
più classi contemporaneamente, però l'affievolirsi di un ricordo è
sempre doloroso. Perciò, di tanti momenti ne voglio fissare due di
quest'anno, che mi hanno lasciato qualcosa di tangibile.
Il
primo è la festa di addio in una terza, che ho seguito da ottobre ad
aprile. Arrivati al sistema solare il nostro percorso scolastico si è
interrotto, piuttosto bruscamente, con un grande senso di sofferenza
per loro e per me. L'ultimo giorno mi hanno bloccato sulle scale
prima che entrassi in classe, una volta entrato mi hanno fatto
trovare una torta sulla cattedra, con la riproduzione di tutti i
pianeti in pasta di zucchero e un cartellone con firme e foto.
Il
secondo ricordo è legato ad una terza problematica e poco simpatica
al resto della scuola (una questione "di classe", è il
caso di dirlo), ma con cui ho subito trovato un buon feeling.
Nonostante i presupposti, sono arrivati in finale del torneo di
pallavolo. Ero molto emozionato. Li ho sostenuti, consigliati,
ripresi e incoraggiati, un po' come un allenatore, e quando hanno
vinto la partita sul filo di lana mi sono buttato in campo con loro
felice come se avessimo vinto un mondiale!
Cara
L.M., eccellenza di una terza media di qualche anno fa, non credere
alle parole di quella mia collega che ti disse di ambire a qualcosa
di meglio dell'insegnamento: la scuola ha bisogno di eccellenze come
te e ti assicuro che ricordi come questi non sono comparabili a
nulla, così come la sensazione che qualcuno cambi il proprio punto
di vista solo perché hai avuto l'approccio giusto e hai regalato
un'emozione.
Il
resto passa, ma un'idea di senso resta e con essa restano appesi al
muro un cartellone con le foto e una luccicante medaglia.
anche io stasera ho un racconto di fine anno...
RispondiEliminaCi sono dei momenti in cui, inaspettatamente, la vita restituisce ciò che hai dato, e con gli interessi. Sono momenti magici e inattesi, che lasciano a bocca aperta. Stasera è stato uno di quei momenti: una cena di fine anno, di fine liceo. Una classe vivace, spesso dura, interessante ma non facile. E invece, uno dopo l'altro, hanno voluto fare un discorso di addio ai compagni e ai prof, e si sono raccontati, e hanno avuto il coraggio di esprimere emozioni e sentimenti, hanno guardato loro stessi nell'arco di cinque anni, hanno riconosciuto di essere cresciuti insieme, e grazie al loro stare insieme. Giovanotti alti e grandi, ragazze già donne, hanno avuto la capacità di commuoversi, occhi lucidi e lacrime che scorrevano...incredibile, sono sbalordita e ammirata, e gli abbracci finali e il loro grazie...splendido, rivitalizzante, basta una serata così per restituirmi l'orgoglio del mio mestiere, il piacere infinito e profondo di contribuire alla crescita di persone che da domani andranno per le vie del mondo e lo renderanno un po' migliore...
Appendice
RispondiEliminaLe medaglie scintillano, ma ci sono riconoscimenti che rischiano di passare ingiustamente in sordina. Nella classe del torneo di pallavolo, nonostante l'avversione di buona parte della scuola, sono stati premiati due ragazzi come eccellenze della scuola. Si tratta di un premio che quella scuola dà ad uno studente di terza, ogni anno, che sia riconosciuto il più meritevole come rendimento ma soprattutto come comportamento a scuola. Coi miei colleghi abbiamo presentato i nostri "migliori", certi che alla nostra classe non l'avrebbero mai assegnato. Invece li hanno premiati entrambi (noi con gli occhi lucidi). Bravi!
sono davvero felice che tu faccia l'insegnate! Bravo!
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