Diamo voce ai nostri "pensieri rampanti", come fossero frutti acerbi ancora appesi all'albero, in attesa di cadere.

martedì 8 marzo 2011

Tu sei bellezza (auguri per l'8 marzo)

I capelli radi, raccolti e l'aria da studentessa diligente, la ragazza che siede sul seggiolino di destra si guarda attorno un attimo, prima di rituffarsi fitta fitta nella conversazione con la sua vicina. L'ora è tarda, poco prima di cena ed ella stringe tra le mani delle dispense fotocopiate alla meglio, con sottolineature disordinate. Gli abiti sono sportivi, leggermente lisi, pratici e comodi. Quando volge lo sguardo agli altri avventori della metropolitana, la ragazza sembra assente, smarrita, quasi impaurita; ma quando si volta a parlare con l'amica il volto le si illumina di nuovo, di una luce che non ci si aspetterebbe. I suoi capelli fini e trascurati d'un tratto appaiono come fossero una chioma fluente, il suo volto si colora, la sua espressione intimorita si trasforma in sorriso.

domenica 6 marzo 2011

Con il tricolore nel cu...


Chissà quanti di voi, Lettori e Lettrici, starà completando il titolo di questo post con tre lettere o con due. Sarebbe interessante fare una statistica. Magari, se siete dimezzati/e anche Voi, come me, lo state completando sia in un modo che nell'altro. Questa volta però, mi dispiace deluderVi, c'è poco di dimezzato in quello che scriverò. E tengo a precisare che saranno tutte opinioni molto personali.
Il tam tam di questi giorni sull'argomento dell'unità d'Italia ha suscitato in me molte riflessioni, oltre che un forte senso di nausea. Immagino che quest'insistenza continua da parte dei media non abbia niente da invidiare all'insistenza spesso usata dalle strategie di propaganda di governi dittatoriali. E questa è una prima riflessione.
La seconda riguarda il contenuto dell'insistenza: l'unità d'Italia. Un contenuto certo innocente rispetto a quelli che volevano essere fatti passare dalle propagande di cui sopra, penseranno Alcuni/e. Ma ne siamo proprio sicuri?
Bhe sì! Mi risponderanno quegli/lle Alcuni/e. La superiorità della razza ariana per esempio, è una mistificazione, un qualcosa di inventato, che voleva essere fatto passare per qualcosa di reale allo scopo di ottenere determinati risultati. La qual cosa non è applicabile al concetto di unità d'Italia.
Ebbene, cari e care Alcuni/e, io non la penso proprio così.

martedì 1 marzo 2011

Ecco a voi Marcovaldo...

Ragazzi ce l'abbiamo fatta, finalmente sono tra voi!!

domenica 27 febbraio 2011

Libertà di educare alla libertà

Si può educare alla libertà? Il problema è annoso e più profondo di quanto oggi possa sembrare. Viviamo in un momento di crisi dell'educazione, sovrastata dalla comunicazione di massa. Tuttavia non possiamo più permetterci di trascurare la questione educativa, perché la società e l'individuo affondano le proprie radici proprio lì.
Riuscire a capire il significato delle parole (diceva Don Milani) ci permette di comprenderle davvero, quindi essere liberi: etimologicamente la parola educare è l'opposto di insegnare. L'educazione è l'atto del tirare fuori, quello che Socrate chiamava maieutica, in riferimento al lavoro delle ostetriche. Al contrario, insegnare (non così diverso da insignire) significa imprimere un segno. In entrambi i casi bisogna stare bene attenti all'obiettivo: tirar fuori verso dove? Imprimere quale segno? Timidamente qualcuno ricomincia a parlare coerentemente di libertà, ma qui il cerchio si chiude: si può educare alla libertà?

giovedì 24 febbraio 2011

Anarchia e Complessità



Recentemente ho letto un articolo sull'ultimo numero di Wired un'intervista a Josh Klein che parla della necessità di “hackerare” le regole sociali per ottenere un mondo migliore.

Si parla di complessità sempre crescente dei sistemi sociali e del fatto che la responsabilità di condurre il sistema ricade sull'insieme dei singoli individui.

Sul concetto di hacker e sul contenuto dell’intervista, magari ci ritorneremo in un altro post, qui volevo condividere alcuni pensieri e alcuni collegamenti concettuali che mi sono stai ispirati da questa frase, in mezzo all'intervista.
Da questa frase mi sono nate due riflessioni la prima legata alla complessità del sistema sociale e la seconda legata alla responsabilità dei singoli individui.
Complessità riferita all'organizzazione che serve per far "vivere" o "sopravvivere" un sistema o un tipo di organizzazione sociale e "politica" e responsabilità intesa anch'essa in senso politico e sociale.


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