Diamo voce ai nostri "pensieri rampanti", come fossero frutti acerbi ancora appesi all'albero, in attesa di cadere.
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domenica 1 agosto 2010

Yogurt per riso

Una pubblicità di yogurt Danone mi ha fatto riflettere sulla beneficenza: nello slogan si promette un piatto di riso ad Haiti per ogni confezione di yogurt acquistata. Cerchiamo brevemente di capire cosa significhi.
Primo dato: Da quando il costo del riso ha cominciato a crescere (intorno al 2003) i coltivatori europei hanno cominciato a espandersi verso est, in particolare comprando le risaie abbandonate in Romania dopo la morte di Ceausescu (1989).
Secondo dato: il 2005 è stato l'anno della svolta per il riso italiano, perché si è sentito l'effetto dell'allargamento dell'Unione europea a dieci nuovi paesi consumatori e perché la riforma delle regole comunitarie, note come Ocm riso, ha indotto un calo dei prezzi del prodotto greggio. Per inciso, dal 2007 la Romania è membro effettivo dell'UE, il che ha abbattuto il costo dei trasporti.
Terzo dato: negli ultimi sei mesi l'Italia, sebbene sia il primo produttore di riso in Europa, ha registrato la diminuzione dei prezzi, scesi al di sotto del costo di produzione, di alcune varietà da esportazione o da insalate.
Ultimo dato: la Danone, numero uno al mondo nella produzione di yogurt, ha riportato nel primo semestre 2010 un utile netto di 848 mln di euro, in progresso del 10,1% rispetto all'analogo periodo 2009. I ricavi sono cresciuti del 7% a 8,36 mld (+6,9% nel secondo trimestre).

Non è dato sapere l'origine del riso promesso dalla Danone, quindi potrebbe non esserci relazione tra i dati sul riso e quelli sullo yogurt: tuttavia i paralleli sono interessanti, perché sembra un ottimo momento per chiunque intenda comprare riso in grandi quantità. Inoltre dal sito Danone emerge che il tramite di questa operazione è una onlus in grado di mobilitare grandi raccolte di fondi. Tutto sommato, dunque, la presunta beneficenza pubblicizzata non sembra altro che una possibilià di guadagno facile e di grande presa popolare, con poco effetto sull'economia di Haiti, che non migliorerà, né permetterà agli haitiani di essere più benestanti; avrà qualche effetto benefico fintanto che durerà l'effetto di questa promozione, ma niente di strutturale. L'effetto più immediato potrà essere lavare la coscienza di chi spenderà un paio di euro per uno yogurt, devolvendo pochi centesimi per un piatto di riso. Salvare persone è sempre un'ottima cosa, ma forse è più utile cercare di eliminare le cause di povertà, prima di ricorrere ad una beneficenza di facciata.
Buon appetito!

sabato 17 luglio 2010

La pubblicità può essere "buona"?

Giorni fa, parlando con una mia amica giornalista, si rifletteva su alcune pubblicità viste di recente.
Quello che facevo notare è che alcune pubblicità, per promuovere il prodotto utilizzassero messaggi,
che mi sembravano, come dire, "portatori di speranza" e che incoraggiassero ad attingere alle proprie risorse per operare un cambiamento positivo nella realtà che ci circonda.
Gli spot in questione li potete vedere qui e qui.
Mi colpisce che si sia scelto questo tipo di messaggio piuttosto che un altro in un periodo che definire di crisi è un eufemismo.
Certo, per invitare a spendere bisogna dare fiducia, e questa può essere una risposta.
Ma per far spendere si può far leva anche sulla paura, sull'ingordigia, sul desiderio sessuale....
Quindi torniamo all'argomento della nostra discussione: perché si è scelto proprio questo tipo di messaggio veicolante piuttosto che un altro? Perché si è fatto leva sulla speranza, sul coraggio di rischiare, su un' "etica sociale" (passatemi il termine, per favore!) , sul seguire i propri sogni e non si è spinto sul cercare a tutti i costi più vantaggi per a se stessi o sulla bontà del prodotto?
Intendiamoci, non penso che queste pubblicità siano esenti da ogni critica, anzi.
Per esempio gli spot che riguardano la banca sono state persino ritirati per le polemiche che avevano suscitato.
Ma il punto della mia riflessione è: in questo periodo di crisi il fatto che per invitare ad acquistare un prodotto si punti sulla creatività, sulla speranza e su l'impegno "sociale" è una truffa a danno dei soliti poveracci o un buon segno? Oppure non significa nulla?
Io spero che sia un buon segno, ma chissà cosa ne pensa chi legge.
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